Lettera di un giovane impiegato al suo boss

Schermata 2015-10-25 alle 09.43.02Sappiamo che fare il Capo non è facile, inoltre ci possono essere stili molto diversi, anche in considerazione dell’ambiente in cui si è e della seniority, o meno, del proprio team. Un senior professional, ad esempio, avrà bisogno di obiettivi, qualche check lungo la strada e un meeting di valutazione alla fine. Invece è chiaro che un giovane lavoratore avrà bisogno di molti più input e feedback durante lo svolgimento del suo compito.
Ecco quindi (come sempre mi ispiro agli americani che sono così chiari e prescrittivi) quello che un giovane lavoratore potrebbe scrivere al proprio Capo per dirgli il comportamento che vorrebbe da lui.


Non esprimerti con troppi dubbi e considerazioni complicate
. Dimmi chiaramente cosa devo fare e io farò il mio lavoro seguendo esattamente quello che tu mi hai detto (che naturalmente per me è la cosa giusta).

Non parlarmi di quello che fanno i miei colleghi. Inizialmente potrebbe farmi stare bene sentire che alcuni colleghi non stanno facendo un gran lavoro perché questo implicitamente vuol dire che tu ti fidi di me e che io invece vado bene. Ma, subito dopo, mi chiedo: cosa racconterà il Boss di me agli altri? Preferisco non saperlo e preferisco non sapere niente degli altri che, oltretutto, mi mette in una posizione di grande imbarazzo nei loro confronti.

Dicci qual è la “strategia aziendale” alla nostra portata. Sono molto belli i grandi meeting in cui ci raccontate la mission e la strategia Corporate, ma io vorrei sapere, in parole povere, come questa si riflette esattamente nei miei compiti.

Non procrastinare le decisioni, perché questo ci mette in difficoltà. Quando ci prometti una decisione sul nostro lavoro per venerdì mattina e fino a giovedì sera non sappiamo niente, noi siamo in grande difficoltà e ci metti nella condizione di fare degli errori. Quindi potrai essere deluso del nostro lavoro.

Ascolta più che parlare. Ci piace sentire i tuoi racconti su cosa sta succedendo in azienda e le nuove priorità, ma perché ogni tanto non fai delle domande anche a noi? “Tu che cosa ne pensi?” “Come potremmo fare questo lavoro?” “Hai delle domande?”. Se tu ci fai vedere che le nostre opinioni contano, ci sentiamo più motivati e capiamo meglio cosa dobbiamo fare.

Non dimenticarti quello che mi hai detto l’ultima volta. Io ti avevo ascoltato, preso nota e da allora avevo lavorato secondo le tue direzioni. E’ molto frustrante, credimi, quando ti incontro dopo una settimana ed è come se la nostra ultima conversazione non ci fosse mai stata! Non so se hai cattiva memoria o cosa. Ma, credimi, è un atteggiamento molto improduttivo!

Dimmi come sto andando, anche se il feedback non è sempre positivo. Fammi sapere con una buona frequenza quello che c’è di buono e anche di non buono, in ciò che faccio. Il miglior regalo che puoi farmi è aiutarmi a capire, a imparare e a migliorare.  Per favore non arrivare alla fine del mio lavoro per dirmi che quello che ho fatto non va bene.

Questo ultimo punto merita un’attenzione particolare, perché è il famoso problema del feedback. Tutti i Capi devono far avere un feedback alle persone del loro Team, soprattutto quando il feedback non è positivo e serve per riaggiustare il tiro. Questo deve succedere anche ai livelli più alti. E sappiamo tutti quanto il problema del feedback sia uno delle principali debolezze dei manager Italiani! Carla Vegetti Marketing Mgr InnoVitsLab

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