La relazione nel mondo delle startup è fondamentale

Percorso SDE esperienza Matteo CasaricoPercorso SDE: l’esperienza di Matteo Casarico

La mia esperienza professionale si è sviluppata in una multinazionale dove ho ricoperto diversi ruoli dalla logistica all’IT ed al procurement e dove mi occupavo anche di organizzare sessioni di open innovation dove fornitori o potenziali nuovi fornitori proponevano idee inerenti specifiche categorie di business e io avevo il compito di mettere in relazione queste persone con il dipartimento di Ricerca e Sviluppo, con il marketing o con altre figure istituzionali. Nella mia precedente esperienza, quindi, avevo già una tendenza all’innovazione anche se diversa da quella di cui parliamo adesso, si trattava di una società strutturata che cercava soluzioni esterne per colmare vuoti dell’offerta interna.

La strategia delle aziende degli ultimi anni prevede un continuo e frequente cambiamento, soprattutto interno, con ristrutturazioni sia personali che funzionali e cambiamenti che toccano anche i valori dell’impresa. Con il tempo, io non mi riconoscevo più nell’azienda ed approfittando di uno di questi momenti di cambiamento o deciso di lasciarla.

Mi sono quindi avvalso della consulenza Intoo nel percorso di outplacement e qui sono entrato in contatto con InnoVitsLab e con il percorso SDE che ho scelto perché volevo trovare un modo di divertirmi ancora sul lavoro, di fare qualcosa che mi piacesse, di sviluppare una nuova professionalità per fare un mestiere nuovo.

Personalmente fino ai 50 anni ricevevo 3/4 proposte di colloquio all’anno, sopra questa età in Italia per motivi vari le possibilità di ricollorcarsi in un ruolo tradizionale per un manager con esperienza in una multinazionale anche globale è difficile, statiscamente è poco probabile. Per questo ho frequentato il percoso SDE: il mio obiettivo oggi è quello di sviluppare una carriera nel mondo delle startup e sono felice dei passi fatti finora.

La parte di formazione in aula è stata molto interessante: mi ha dato un linguaggio, degli strumenti e insegnato delle modalità di approccio che non conoscevo, venendo da una struttura formale. Inoltre, tassello molto importante, mi ha dato accesso a un network.

Dopo la parte di formazione, sono stato affiancato alla startup di due giovani che avevano una buona idea ma non sapevano come farla diventare un’impresa. Mi sono state proposte diverse startup e fra le varie possibilità ho scelto questa perchè l’idea esulava dalla mia professionalità precedente e mi incuriosiva.

Ad ogni modo, qualunque sia il business della startup con cui collaborarerai, attraverso questo percorso devi sviluppare metodologie prima di tutto personali: lo startupper è molto geloso della sua idea, ha paura che gliela rubino e tu, manager, sei un intruso. Devi, quindi, come prima cosa, conquistare la sua fiducia, dimostandogli che porti del valore, affinando prima di tutto delle capacità personali, e, poi, supportandolo nello sviluppo del modello fornito da InnoVitsLab.

Si parte da un gruppo ragazzi con tante idee ma nessuna conoscenza di come funziona il business e, attraverso il percorso di 6 settimane, si arriva a strutturare l’idea perché diventi credibile, nella forma di proposta di business, a dei potenziali investitori. In questo processo si cercano prove che dimostrino un reale potenziale del prodotto o servizio (fase di validation dell’idea), quindi si stima/ipotizza quanto possa essere appetibile, quale quota di mercato questa azienda potrebbe raggiungere e in quanto tempo. Questo e’ funzionale a stimolare l’interesse di potenziali investitori.

La professionalità individuale non coprirà mai tutte le competenze necessarie per una startup ma, grazie al network, si puo’ attingere alle risorse specifiche per indirizzare il problema individuato, identificare le necessità e attivare le competenza necessarie.

Al momento collaboro come tutor al concorso Bioupper, iniziativa nata dalla partnership di Novartis e Fondazione Cariplo in collaborazione con PoliHub per finanziare nuove idee di impresa nel campo delle scienze della vita, che seleziona le 3 migliori startup a cui dare in premio un voucher da 50.000 euro. La selezione è partita da 150 idee di cui 20 hanno superato una prima fase e adesso sono state scelte le 10 finaliste.

In questo contesto, il ruolo del tutor è quello di prendere una startup nella fase iniziale e in poco tempo formalizzarne l’idea per presentarla al gruppo selezionatore; successivamente parte la fase di accelerazione realizzata insieme a un mentor che ha un ruolo di Business Angel operativo. Inoltre, vengono messe a disposizione delle startup altre professionalità specifiche come quella legale, fiscale, di marketing.

L’obiettivo è che questa startup arrivi alla fine del percorso con un business model validato e solido con dei numeri credibili per arrivare alla selezione ed, eventualmente, vincere il premio ma, soprattutto, per arrivare a presentarsi correttamente ad un investitore.

Grazie allo SDE ho imparato un linguaggio e a relazionarmi con persone diverse rispetto alle interfacce aziendali formali. L’elemento della relazione nel mondo delle startup è fondamentale: in azienda erano i ruoli che si incontravano qui sono le persone. Si tratta di una esperienza  molto bella, motivante e gratificate.

Maggiori informazioni sul percorso SDE

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