Il Coach sul lavoro

Schermata 2015-12-01 alle 09.45.19Sono un giovane manager con esperienza internazionale, avrei voglia di crescere, ma il mio responsabile è mio coetaneo e non trovo spazio…Come faccio?
Sono Laura, ho quarantacinque anni e due figli ormai all’università. Ho lasciato il mondo del lavoro tanti anni fa, ma adesso vorrei proprio riprendere ed avere magari una mia attività, ma non so da che parte cominciare. Come faccio?
Sono un ingegnere con 25 anni di esperienza e, durante una ristrutturazione aziendale, ho accettato una buonuscita. Ma ho ancora tante energie e voglio ritornare in Azienda. Come faccio?”
“Sono diventata Capo dei miei colleghi (tutti uomini). E adesso?
Potrei continuare così, riportando altre situazioni in cui la Persona si trova ad un bivio, oppure con prospettive non chiare ed anche, non ultimo, in una situazione emotiva difficile.
La mia esperienza di COACH è una storia di AIUTO e SUPPORTO.
Ma chi è il Coach?
Il termine viene dal mondo dello Sport: è “l’allenatore”, la persona che allena chi sa già “giocare”, non chi deve ancora imparare. E in effetti io come Coach alleno i miei Partner (o Coachee) ad affrontare efficacemente nuove sfide.
Come si diventa Coach?
Punto di partenza è una Laurea, normalmente poi si frequenta un Master che copre circa 12 mesi (diviso in varie parti). Esiste una Federazione (ICF – International Coach Federation), garanzia di serietà, che può fornire tutte le indicazioni necessarie, anche per quanto riguarda il primo periodo di training, ed i vari “gradi” della professionalità.
Ci si può specializzare: esistono i Professional Coach, che seguono tematiche prevalentemente aziendali e i Life Coach, più dedicati a situazioni personali. Anche per l’attività di mediazione civile è gradita una formazione da Coach. Ma non si può dimenticare che il fulcro del Coaching è la centralità della Persona, con le proprie potenzialità e complessità. Il che significa che la parte lavorativa influenzerà la parte personale, e viceversa, ed ogni Coach, Professional o Life, prenderà in carico la totalità dell’esperienza del proprio Partner. Ed il Partner (così chiamato perché nel percorso di coaching si stabilisce una vera partnership) arriverà a prendere in considerazioni tutte le parti della propria vita, spesso con lo scopo di armonizzarle.
Quanto dura un percorso di Coaching?
Naturalmente, la durata è variabile: durante la prima sessione (questo è il nome tecnico degli incontri) il Coach stimola il Partner nella definizione dell’obbiettivo finale, di solito secondo criteri più oggettivi possibili (tempi, costi, risultati quantificabili e “controlli”). A volte un obbiettivo viene scomposto in sotto-obbiettivi. Posso dire che un percorso di coaching può variare dai tre ai sei mesi.
Quanto dura una sessione?
Una sessione dura circa un’ora e di solito, specie all’inizio del percorso, ci si incontra una volta a settimana. Poi ci si può incontrare ogni 15 giorni. Alcune sessioni si possono tenere anche via skype. In realtà, anche telefonicamente, ma è una modalità che personalmente non amo molto. Si perde molta empatia. Ogni sessione ha un proprio obbiettivo, che viene stabilito dal Partner (con l’aiuto del Coach) e che dev’essere in linea con l’obbiettivo finale.
Come funziona?
Il coach impiega varie tecniche, che fanno parte di un’unica metodologia. Direi che tra le fondamentali troviamo l’Ascolto Attivo: il Coach pone domande (tutte mirate, e con vari scopi relativi al percorso) ed ascolta le risposte (vale prendere appunti). Rende poi al Partner ciò che ha detto (per questo io prendo appunti: per essere specchio per il Partner usando esattamente le sue parole). L’effetto specchio è dirompente, e porta il Partner verso uno dei benefici principali del Coaching, che è la CONSAPEVOLEZZA.
Il Partner, dopo la resa, aggiunge sempre qualche particolare, a volte per lui (o lei) fondamentale. Oppure scopre di aver trovato da solo la soluzione!
Il Coach accoglie e non giudica mai. Crede nella potenzialità della persona e nella sua capacità di raggiungere un obbiettivo, e nella capacità della persona di arrivare a giudicare se l’obbiettivo sia raggiungibile. Il Coach è responsabile del processo e (parzialmente) dei tempi.
E funziona?
Certo che sì, funziona sempre. Perché è uno spazio per la persona, in cui viene costruita la propria “cassetta degli attrezzi”, fondamentale per affrontare consapevolmente la vita.Ed il Partner arriva normalmente a prendere in considerazione la propria SCALA VALORIALE. A volte va rivista o modificata, ma è il reale METRONOMO che ci aiuta a scandire con armonia la nostra vita. Ma se volessi provare? Esistono le sessioni pro bono, gratuite, in cui si prova sulla propria pelle come funziona. Si sperimenta anche il feeling con il Coach, cioè il rapporto empatico che si deve creare.
Il Coach si sceglie.

A cura di Tullia Martiradonna – Professional Coach & HR Senior Consultant. 

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