Cosa c’entrano i distretti industriali con Harvard?

Alice-nel-paese-delle-merafCome sempre un articolo può essere lo spunto per “connettere i puntini” di un ragionamento su cui stai riflettendo da tempo e che poi, improvvisamente, ti si materializza davanti leggendo un post, un tweet,…
Parli di innovazione e subito pensi alla Silicon Valley, ad Apple, Google, alle prossima app… difficile che il tuo sguardo possa volgersi verso quello che una volta era considerato un luogo ricco di aziende che macinavano fatturato.
Però, ti domandi, magari è perché nessun professore di Harvard ha scritto un articolo e si sa, se non sei su Techcrunch o sulla Harvard Business Review, sei fuori dal radar..

Ma ecco che vieni accontentato: Globalisation hasn’t killed the manufacturing cluster. Un articolo sulla HBR che parla del Nord-Est e di come alcune aree siano non solo sopravvissute alla crisi ma, anzi, stiano prosperando. E così scopri che nel distretto di Livenza c’è un’azienda – la Friulintagli (date un occhio al sito web , nulla da invidiare – nella forma ma, direi, anche nella sostanza – alle più blasonate aziende High Tech) con un grabber bellissimo ( “ you imagine, we create”) che è il principale fornitore europeo di IKEA (e non deve essere facile vista la maniacale attenzione ai costi dell’azienda svedese) e che deve il proprio successo a quello che uno (Giulio Buciuni) dei due autori dell’articolo chiama “ Knowledge Integrator” ovvero: “ integratori di conoscenza. «Le competenze manifatturiere sono condizioni necessarie ma non sufficienti – spiega Buciuni -. Innovare non può prescindere da un presidio diretto del mercato globale». È qui che entra in azione l’azienda leader, capace di recepire gli input internazionali e poi di fare leva sulla specializzazione produttiva delle aziende locali e sulla loro capacità di trovare soluzioni innovative”.
E l’azienda deve sempre innovare, continuamente, perché IKEA dopo 2-3 anni sposterà la produzione in paesi a basso costo Sempre l’autore: ..” Il distretto tra Veneto e Friuli deve quindi continuare a innovare, come un ciclista che non può mai smettere di pedalare per non cadere”.

Insomma avete presente l’ effetto Regina Rossa? E per correre, si sa, devi essere allenato, aver voglia di farlo ed aver inoltre persone in grado di correre e far correre le proprie aziende.
Sempre l’autore …”In primo luogo si dovrebbe investire nella creazione di una nuova classe manageriale, che è il veicolo per creare un knowledge integrator”.
Magari quello che Osterwalder (sempre sulla HBR) chiama il Chief Entrepreneur concentrato nel progettare il futuro dell’azienda (non solo e non solamente quarter ed efficienza), che costruisca uno spazio per “innovare” (sperimentare, fallire, imparare). Insomma che guidi la propria azienda con i piedi nel presente ma con lo sguardo avanti.
Sembra che nel Nord Est qualcuno lo stia facendo: così dicono ad Harvard…

Stefano Mizio, CEO InnoVitsLab

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